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Dopo il terremoto del 1693, la rinascita della seconda chiesa di S. Giovanni Battista (torna indietro)
Chiunque voglia condurre delle ricerche sulla Val di Noto ed in particolare sulla Contea di Modica, tra il XVII e il XVIII secolo, non può fare a meno di imbattersi in quella sorta di anno zero che fu il sisma del 1693 che, dopo aver provocato morte e distruzione, fece della Val di Noto un autentico laboratorio dell'urbanistica barocca. Diviene quindi indispensabile, ai fini della nostra ricerca, individuare i meccanismi decisionali ed analizzare gli atteggiamenti che, a vari livelli, ebbero le autorità spagnole e palermitane, i gruppi dirigenti locali, laici ed ecclesiastici e la stessa popolazione, riguardo le problematiche della ricostruzione. Ad influire molto furono le oligarchie locali che cercarono di far passare decisioni funzionali ai loro interessi particolari, cioè che, in caso di ricostruzione, le nuove città fossero vicine ai loro feudi. Solo l'analisi di questi fattori e l'inquadramento delle vicende del nostro paese in un più ampio quadro storico e sociale ci permetterà di avere una visione più chiara di quelle che altrimenti appari¬rebbero contingenze slegate da ogni contesto. Partendo da tali imprescindibili presupposti, indagheremo su quello che successe a Monterosso sul perché accadde.
In particolare vedremo come avvenne la ricostruzione e quali conseguenze ebbe sulle dinamiche sociali e religiose, seguiremo anche le sorti della Chiesa di S. Giovanni Battista. La chiesa madre e la chiesa di S. Antonio, a causa del terremoto, crollarono interamente, mentre la chiesa di S. Giovanni in parte e questo spiega il fatto che per i primi due anni dopo quel disastroso evento, avendo già il titolo di succursale, ricoprì anche la funzione di chiesa Madre in quanto quella titolare doveva trovarsi ancora in costruzione. Le strutture e la vecchia fabbrica della chiesa di S. Giovanni resistite al sisma vennero successivamente inglobate nelle nuove. La chiesa di S. Anna sembra non essere stata danneggiata seriamente se, appena un anno dopo, il guardiano del convento di Sant'Anna dei Minori Riformati dichiara di avere celebrato sedici messe "ad intenzione dell'ecc. mo Conte di Modica ".
Il terremoto segnò comunque per sempre la sorte di interi quartieri e di chiese. Alcuni quartieri furono abbandonati, altri furono ricostruiti o si ingrandirono inglobando quelli che dopo il terremoto avevano vista diminuita la loro importanza e perso anche la propria autonoma identità con la scomparsa del nome. Stesso discorso per le chiese, alcune, distrutte totalmente, come la chiesa di S. Pietro e quella di S. Francesco, non furono più ricostruite, altre furono ricostruite sullo stesso luogo o come la chiesa di S. Antonio cambiarono sito, altre danneggiate in parte, come la chiesa di S. Giovanni Battista, furono riparate. Il periodo successivo al terremoto, in tutta la Val di Noto, fu caratterizzato da un fervore ricostruttivo senza precedenti, anche Monterosso doveva apparire come un grande cantiere aperto, con le chiese, i palazzi, gli edifici più importanti che venivano ricostruiti o ristrutturati. Un documento, datato 9 ottobre 1704, a proposito della chiesa di S. Giovanni dice "per ritrovarsi in fabbrica", testimonianza evidente che ci sono lavori in corso, probabilmente per riparare i danni causati dal terremoto.
Si tratta dei lavori per quella che possiamo definire la seconda chiesa di S. Giovanni, che non ha ancora assunto le dimensioni e la forma attuali, ma che stanno ad indicare la forte volontà di un intero quartiere di riedificare o ampliare un tempio che ne realizzasse le rivendicazioni non solo religiose ma anche politiche e sociali. Vengono commissionate delle opere a valenti artigiani, è il caso della nuova statua di S. Maria dei Pericoli realizzata dal maestro Carmelo Cultraro di Ragusa nel 1741.
I lavori vanno avanti a più riprese per tutto secolo ed interessano anche lo spazio antistante la chiesa, probabilmente l'antico sagrato. |
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