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La prima Chiesa di S. Giovanni Battista (torna indietro)
È problematico risalire con esattezza alla data di costruzione della prima chiesa dedicata a Giovanni Battista perché molti documenti dell'archivio parrocchiale sono andati perduti. Si può cercare tuttavia di ipotizzare almeno il periodo, basandosi anche su riscontri incrociati e fonti indirette, non prive di attendibilità. Utile può rivelarsi l'indagine sulla diffusione del culto del Santo nel territorio. I Normanni introdussero il culto dei Santi da loro particolarmente venerati, tra questi quello di Giovanni Battista, la figura del Precursore del resto rispondeva all'ascetismo militante degli ordini cavallereschi della Terrasanta, largamente insediati nel regno Normanno-Svevo. Il soggetto di S. Giovanni Battista è attestato, dal punto di vista iconografico, in chiese rupestri e cattedrali di questo periodo. Il culto del Battista nella zona era molto sentita. Già nel XII sec., infatti nella vicina Licodia Eubea, esattamente nel 1105 fu istituito il priorato benedettino di S.Giovanni Battista, dipendente dalle abazzie di Lipari-Patti.
Nelle Collettorie Vaticane delle decime per gli anni 1308-1310, viene menzionata una chiesa dedi¬cata a San Giovanni Battista, a Licodia, così come a Vizzini, Noto, Terranova (Gela), Ragusa, Modica.
Riguardo Monterosso, si è già detto che al tempo aveva una sola chiesa di cui non viene specificata la dedicazione. La toponomastica di alcuni luoghi o contrade comunque testimonia chiaramente che il culto di S. Giovanni è stato sempre molto vivo nella zona, questo indicano certe denominazioni come 'puoju ri San Giuanni" o "rutti ri San Giuanni". Riguardo l'esistenza della chiesa di S.Giovanni una fonte, anche se tarda, ci fornisce una datazione precisa: "Monterosso Almo alzò al grande Battista un tempio a tre navate sica dal 1265... " così Padre Samuele da Chiaramonte parla della chiesa di S. Giovanni Battista in Monterosso.
Si può affermare invece con sicurezza che l'esistenza della chiesa è attestabile storicamente dal XVI secolo ed ipotizzarla già nel XV secolo nel quale l'abitato assume una sua fisionomia ben precisa. Ma sono i Riveli dei beni e delle anime, veri e propri censimenti, a fornirci dei dati preziosissimi ed è proprio da uno di essi che apprendiamo che già nel 1593 esisteva il quartiere S. Giovanni e probabilmente doveva svilupparsi attorno alla chiesa omonima. Nel rivelo in oggetto sono elencati i capi famiglia di Monterosso, le mogli, i figli ed il patrimonio, nonché il quartiere o contrada di appartenenza e da questo elenco risulta che già nel 1593 non solo esisteva il quartiere S. Giovanni, e di conseguenza anche una chiesa dedicata a questo santo, ma che tale quartiere era il primo per numero di abitanti. Dunque se tale quartiere era già così popoloso nel 1593, è ipotizzabile che esso esisteva da un bel po' di tempo così come la chiesa di S. Giovanni. A confermare l'esistenza della chiesa nel XVI secolo è anche un documento d'archivio datato 19 novembre 1596, dove si scrive che la chiesa di S. Francesco deve essere abbattuta e ricostruita vicino al convento "Ecclesia S. Francisci pretenditur precipitari rursus de novo edificari prohe conventu ".
Si stabilisce anche che durante i lavori e per il periodo necessario alla ricostruzione che dovrà avvenire entro un numero di anni stabilito, il Santissimo Sacramento sia portato dentro la chiesa di S. Giovanni Battista "SS.mo Sacramentum infertur intus ecclesiam S. Ioannis Baptistae ". I dati forniti dai riveli ci permettono di ricostruire uno spaccato fedele della Monterosso di fine XVI secolo e si prestano ad una lettura socio-economica nonché religiosa. Da essi si può partire per tracciare le dinamiche sociali in atto, nonché le componenti ed i clan familiari presenti nei vari quartieri, la loro estrazione e il loro peso nei momenti decisionali. Il quadro che ne viene fuori è fondamentale per comprendere la storia del paese nella sua interezza ed in modo particolare delle chiese che erano il cuore pulsante di ogni quartiere. Di grande rilevanza è scoprire come tra i primi trentaquattro capi famiglia possidenti, con un patrimonio superiore alle 200 onze, ben sette erano resi denti nel quartiere S.Giovanni che in assoluto e quello con la più alta percentuale di possidenti. Da questo quadro quindi uscirebbe confutata la tesi che vede nel quartiere S. Giovanni il simbolo della nuova classe dirigente che ne avrebbe avviato la costruzione dopo il sisma del 1693. Si deve invece asserire che già nel XVI il quartiere aveva una sua fisionomia ben distinta sia dal punto di vista topografico che sociale e che al massimo il sisma ne accelerò i processi di sviluppo in atto da tempo. In base ai dati in nostro possesso si è tentato di ricostruire una mappa verosimile dei quartieri di Monterosso tra i secoli XVI e XVIII. Di alcuni (Matrice, S. Antonio, S.Pietro, S.Giovanni, S.Croce, Acquasanta, Costa Fridda), la maggior parte dei quali ancora oggi esistenti, è stato relativamente agevole individuarne l'ubicazione e delimitarne l'estensione, per altri di cui si è persa memoria (S.Giuliano, S.Nicola, Mazzamarello o Zazzamarello, Cantunaczo ecc. si è proceduto per ipotesi e deduzioni.
Il cambio dei nomi antichi delle vie del paese avvenuto probabilmente in occasione della ricostruzione dopo il sisma del 1693 e principalmente dopo l'unità d'Italia ha di fatto cancellato indizi fondamentali per l'identificazione dei quartieri oggi non più esistenti, condannando all'oblio secoli di microstoria locale. Tuttavia almeno fino alla prima metà del l'Ottocento esisteva la via S. Nicolò dove nel 1820 risiedevano il sacerdote Stefano Piazza, al numero civico 52 e il calzolaio Giovanni Amato, al numero civico 13, mentre nel 1846 nella stessa via aveva domicilio l'usciere comunale Francesco Stella. L'individuazione della localizzazione di tale via potrebbe essere utile a collocare l'antico quartiere di S.Nicola oggi non più esistente. Molto utile comunque è stata l'analisi di aerofotogrammetrie che hanno consentito di individuare e ricostruire l'originario perimetro urbano sulla base delle comuni caratteristiche del tessuto viario e della disposizione delle abitazioni.
Si evince che l'evoluzione del perimetro dell'abitato sarebbe stata caratterizzata da diverse fasi e precisamente nei secoli XIV e XV avrebbe preso forma il vero e proprio borgo medievale fortificato, identificabile grosso modo nell'attuale quartiere Matrice, tra XVI e XVII si sarebbero sviluppati sul versante occidentale della collina i quartieri extra moenia di S.Giovanni, S.Antonio (Il vecchio) Costa fridda, S. Pietro già in parte esistenti. Successivamente tra XVIII e XIX secolo gli attuali Chiazzitedda, S. Croce, Acquasanta. Da considerare come diversi quartieri fossero costituiti da poche decine di abitanti e di case e che probabilmente, ad eccezione dei più antichi, non presentavano la continuità costruttiva che si può osservare oggi, ma dei nuclei a parte che con il tempo si sarebbero uniti del tutto. In tale scenario vanno collocate quindi le vicende della chiesa di S. Giovanni. Il 27 marzo del 1634, il vescovo di Siracusa, alla cui Diocesi apparteneva Monterosso, concesse ai supplicanti procuratori della chiesa e della confraternita di S. Giovanni Battista, "la licenza di potersi fare, come gli è stato solito ogni anno, nel giovedì santo la processione del Cristo alla colonna, la mattina di Pasqua di Resurezzione la processione del Cristo resuscitato e nell'ultima domenica di Augusto la processione di Nostra Signora delli periculi.. Il 19 marzo del 1651, l'arcivescovo di allora, mons. Giovanni Antonio Capobianco, fece una visita pastorale in questa chiesa, "Visitavit ecclesiam S.Johannis Baptistae ... ubi osservatur altare S.Johannis cum statua... "5 e annotò, fra le altre cose, le tazze sacre per la custodia del Sacramento e gli altari, fra cui l'altare maggiore, l'altare di S. Giovanni Battista con la statua, l'altare di S. Giovanni Evangelista, l'altare dei SS. Cosma e Damiano (corrispondente all'attuale altare di S. Francesco di Paola), l'altare di S. Giuseppe, l'altare del battesimo di S. Giovanni, l'altare di S. Caterina, l'altare di S. Gregorio o delle anime del Purgatorio, l'altare della Pietà, l'altare di S. Maria Maddalena, l'altare di S. Maria dei Pericoli
con la statua. La chiesa era chiamata basilica sin dall'inizio del XVII° come risulta da documenti conservati nell’archivio parrocchiale, con diritto di battezzare sin dal 1645. L'esistenza della chiesa di S. Giovanni è attestata anche da un memoriale in cui i procuratori della chiesa scrivono che il 16 maggio del 1653 "da discorso di visita del Vescovo oltennero che la chiesa essersi Sagramentale cum potestate in futurum" Ill.mo D. nus mandavit ecclesiam S.Johanni,v Baptistae detineri posthac et haberi pro vera sacra mentale in futurum, prout per Rev.dum Curatum et Rectores ejusdem ecclesiae Confraternitatis fuerl conventum, quibus nostram interponimus ex nun auctoritatem et potestatem necessariam ", cio "L'illustrissimo signore ordinò che la chiesa S. Giovanni Battista da ora in avanti fosse conside ata e ritenuta come vera sacramentale in futuro così come dal reverendo curato e dai rettori del confraternita della stessa chiesa era stato convertito, per i quali da adesso facciamo valere la nostra necessaria potestà ed autorità". In sostanza si autorizza detta chiesa ad amministrare i sacramenti.
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